il manifesto completo

I TESI

L’epoca di cui siamo abitatori coatti si configura come una totalità espressiva che può essere denominata “capitalismo assoluto”. Si tratta dell’epoca in cui il mercato capitalistico – fondato sull’estensione onnilaterale della forma merce a livello sia reale, sia simbolico – ha totalizzato, saturato e programmato l’esistenza quotidiana dell’intera umanità e di tutte le forme viventi e non viventi del pianeta. Il capitalismo è oggi assoluto in due sensi interconnessi: a) è perfettamente realizzato (tutto diventa merce, tutto è ricondotto a quantità e calcolo, a cifra ed economia); b) il capitalismo è ab solutus, cioè sciolto da ogni limite in grado di frenarne lo sviluppo: non vi è più l’opposizione proletaria, né la coscienza infelice borghese, né il mondo valoriale della borghesia; manca la forza degli stati nazionali e non vi è più la forza geopolitica che storicamente aveva contrastato il capitale, l’Unione Sovietica. L’umanità ridotta a merce rappresenta, nel teatro della storicità, il punto più basso della coscienza umana nel percepire e ottimizzare le proprie potenzialità ontologiche. La coscienza umana – emancipata da questa totalità espressiva che ne soffoca le potenzialità – sarebbe invece orientata a una concezione poliedrica e multidimensionale della vita, a una visione creativa di essa, all’armonia con la natura e socialmente disposta alla dimensione solidale e comunitaria tra gli esseri umani quali parti di un’unica ragione coincidente con il genere umano unitariamente inteso.

II TESI

L’abisso posto tra le potenzialità ontologiche umane e il nulla espressivo dell’ultimo uomo tipico della nostra epoca rappresenta lo stato di totale alienazione della specie umana, come mai in precedenza si è realizzato nella storia. Il capitalismo è il luogo per eccellenza dell’alienazione della specie umana rispetto alla propria essenza. L’alienazione – ossia, letteralmente, il diventare straniero dell’uomo a se stesso – è il presupposto di tutti i corollari tragici prodotti dal capitalismo. Essi sono lo sfruttamento (tramite il plusvalore), il parassitismo (tramite la moneta-debito), le diseguaglianze (tramite il nesso classista), l’ingiustizia, l’effimero e i dissesti ecologici. L’alienazione connaturata al capitalismo dirotta tragicamente l’oggetto della coscienza umana dal vero, dal bene e dal bello, al falso, all’ingiusto e all’osceno. Il capitalismo coarta l’umanità a esistere in forme che ne pervertono le potenzialità ontologiche. L’Uomo non è fatto per vivere nella dimensione esclusiva e reificante della produzione, dello scambio e del consumo di merci.

III TESI

L’elemento umano alienato dell’attuale epoca del capitalismo realizzato è espressione di una soggettività portatrice di infiniti desideri, individualista, egoista, asociale, destoricizzata, privata del senso religioso e anticomunitaria. L’ultimo uomo è l’attore del compiuto nichilismo, ovvero del mondo ridotto al nulla dal mercato capitalista: nel cui orizzonte l’umanità è essa stessa ridotta a merce. La soggettività umana che vive il nichilismo è la funzione per eccellenza della principale logica del mondo ridotto alla forma merce, vale a dire l’illimitatezza. Se, dunque, l’illimitatezza della produzione e l’illimitatezza del debito monetario sono le cause principali dello sfaldamento delle comunità, delle ingiustizie sociali e dei dissesti ecologici, per ripristinare il senso del limite è necessario estirpare la radice del debito e far decrescere la produzione, riannodando tra loro il valore d’uso del bene prodotto al bisogno sobrio ed essenziale e sostituendoli al nefasto binomio costituito dal valore di scambio meramente mercantile abbinato al bisogno indotto e artificiale. L’economia del limite è un’economia comunitaria e il più possibile autocentrata. Questa decrescita economica risulta, però, possibile solo in presenza del ripristino del primato della politica e del superamento dell’economia capitalistica ed è rivolta ad una soggettività umana non più in preda all’individualismo egoistico e al flusso infinito di desideri da soddisfare sul libero mercato. Una vera decrescita è possibile solo ed esclusivamente al di là del capitalismo e delle sue logiche orientate all’illimitatezza. Per portarla a compimento, occorre anzitutto operare una decolonizzazione dell’immaginario, affrancandolo dalle logiche illogiche dell’illimitatezza da cui è, allo stato attuale, saturato. La lotta contro il capitale deve essere culturale oltre che politica.

IV TESI

L’illimitatezza è, dunque, la caratteristica fondante della forma merce integrale e totalizzante. Essa costituisce l’essenza del capitalismo assoluto, ossia del mondo in cui tutto – a livello sia simbolico, sia reale – è merce. L’illimitatezza si declina in varie forme: l’illimitatezza dei desideri del soggetto proteso al soddisfacimento dei bisogni indotti, artificialmente creati e infiniti; l’illimitatezza della produzione; l’illimitatezza del profitto, l’illimitatezza del consumo e l’illimitatezza del debito monetario. L’illimitatezza è il presupposto con il quale la forma merce occupa lo spazio (Pianeta Terra) e il tempo (le 24 ore quotidiane di ogni essere vivente e non vivente). In questa illimitatezza si condensano egoismo, invidia, fobia dell’alterità, avidità da bisogno superfluo, frustrazione, sofferenza e angoscia che fanno dell’ultimo uomo un soggetto smarrito nell’arena della Storia, in preda alla più radicale alienazione e assorbito nel “buco nero” (senza passato né futuro) del nichilismo. Il tempo storico della forma merce è l’eterno presente in cui l’illimitatezza cortocircuita la volontà di un soggetto privato e incapace di pensare, progettare e perseguire operativamente un futuro alternativamente configurato che si ponga al di là del capitalismo. L’illimitatezza strutturale e sistematica modifica il valore di un bene di consumo, facendolo slittare dal tradizionale valore d’uso, tipico di un bene che soddisfaceva un bisogno sobrio ed essenziale, al valore di scambio, tipico di un bene che ha un senso prevalentemente mercantile e che risponde ad una soggettività destrutturata e portatrice di un flusso infinito di desideri, densi di bisogni indotti e artificiali da esaudire, pena la frustrazione, l’inadeguatezza e l’impotenza.

V TESI

L’odierna Soggettività umana alienata che descrive l’Epoca della compiuta peccaminosità capitalistica produce un Mondo di infinite e illimitate ingiustizie, miserie e oscenità. Tra le quali occorre ricordare almeno le seguenti: 1) La Subordinazione coatta e schiavistica dell’uomo rispetto all’uomo configurabile nella ferocia con la quale la finanza e il capitale (banchieri e capitalisti) umiliano e sottomettono la quasi totalità del genere umano. 2) Lo Sfruttamento del capitale nei confronti del lavoro dipendente, caratterizzato dall’assoluta precarietà – esistenziale prima ancora che giuridica – di quest’ultimo, dalla sua strutturale sottomissione al ricatto padronale e dalla creazione della solitudine – intesa come l’isolamento della persona da relazioni autentiche – che il capitale impone alla massa dei subordinati. 3) Il Parassitismo come caratteristica fondamentale della moneta emessa dal nulla e prestata strutturalmente a debito dal sistema bancario globale (banche centrali e commerciali) attraverso la moltiplicazione virtuale e circolante nel sistema produttivo e di consumo indotto al prezzo di inevitabili Debiti Pubblici, Debiti Privati e Debiti con l’Estero. Inoltre, sull’umanità e il pianeta grava il proliferare di Titoli a promessa monetaria circolante nel mondo, attraverso il gioco delle Borse: esso genera una circolazione fittizia monetaria decine di volte superiore alle ricchezze reali, provocando bolle speculative e catastrofi economiche per intere nazioni, popoli e classi sociali subalterne, configurabili anche attraverso una progressiva privatizzazione delle aziende statali. 4) La Distruzione delle specificità culturali e, più in generale, del diritto alla differenza, in vista di una falsa acculturazione globale che fa da sfondo all’omologazione di identici usi, costumi e stili di vita planetari funzionali all’iperconsumo del mondo totalmente reificato. La perdita d’identità culturale dei popoli è funzionale al capitalismo in quanto le specificità esigono bisogni minimi e sobri e assenza di comunità libere dall’assoggettamento al nesso capitalistico. 5) Le Catastrofi ecologiche come effetto della riduzione a merce anche della natura ambientale (oltre che di quella umana), saccheggiata e depredata di risorse, svilita nei suoi habitat, distrutta nella diminuzione delle sue biodiversità e inquinata dalla massa ingente di rifiuti prodotta dall’industrialismo capitalista globale. 6) L’Antiumanesimo, che si manifesta nella programmazione cosciente di morte per fame, nel disprezzo per la vita, nei progressivi e strutturali aumenti della disoccupazione e dell’indigenza, nell’istigazione al suicidio, nei fallimenti procurati per piccole imprese, nel progressivo aumento della povertà, nell’intensificazione dello sfruttamento ai danni degli offesi del pianeta, nella manipolazione delle coscienze, nella destabilizzazione psichica per fasce sempre più ampie della popolazione mondiale. 7) La Giustizia dell’ordinamento giuridico occidentale, che maschera il suo significato apparentemente sincero dietro la concessione di libertà formalmente garantite a tutti, occultando però – nella prassi reale – le diseguaglianze e le feroci ingiustizie sostanziali derivate dai “legali” rapporti sociali di riproduzione capitalistici, ossia nel terreno immanente della violenza economica. 8) Una Sensibilità estetica improntata all’osceno, al volgare, al brutto, al vuoto, all’astratto e al nulla. La Cultura e le Arti moderne sono un inno all’effimero che certifica il radicale nichilismo dell’epoca attuale e la totale alienazione del genere umano rispetto alla propria essenza, il cui stato di coscienza tende allo zero.

VI TESI

Il Capitalismo si dota di sovrastrutture, ovvero di strumenti simbolico-ideali sofisticati e potenti per riprodurre l’illimitatezza delle sue logiche e del suo dominio, colonizzando le coscienze e l’immaginario. 1) Il Linguaggio dell’ultimo uomo, come evocazione simbolica di significati che giustificano e razionalizzano il Nulla. Il linguaggio così inteso è il sottofondo di tutti gli strumenti attraverso i quali il capitalismo riproduce le proprie logiche di dominio e attua la manipolazione delle singole coscienze attraverso codici, frequenze e alfabeti altamente sofisticati. 2) La Liberaldemocrazia, come sistema politico “rappresentativo” che presuppone la subordinazione e l’incorporazione (e la morte) della politica nell’economia, attraverso Istituzioni nazionali (Parlamenti e Governi,..) e sovranazionali (Onu,.), ufficiali (F.M.I.,..) o addirittura da organizzazioni private, riservate e svincolate anche dal riscontro elettorale. Nelle cosiddette liberaldemocrazie a essere sovrano non è il popolo, ma l’economico spoliticizzato. 3) Lo strumento geopolitico dell’attuale imperialismo statunitense, caratterizzato dalla diffusione delle Basi Nato su tutto il pianeta, in particolare in Italia, Europa e lungo tutta la cintura eurasiatica. La giustificazione imperialista – ideologica – è data dalla religione laica dei diritti umani in quanto portabandiera del messianesimo capitalistico che mira a imporsi coattivamente nell’intero pianeta. 4) L’Apparato tecnologico, ovvero il Dispositivo Tecnico che riduce l’Umanità a uno stadio di macchina tanto sofisticata quanto alienata, anticamera di un transumanesimo programmato e perfezionato dagli studi e dalle attività (tra i quali è da segnalare il fenomeno delle scie chimiche) della moderna scienza della Geoingegneria. Quest’ultima ha, tra i suoi scopi, quello di controllare i climi, modificare le nicchie ecologiche naturali – con l’ausilio delle nano e bio-tecnologie -, di impiegare la natura ambientale come strumento d’offesa e di modificare la mappatura genetica degli esseri viventi, come nel caso degli OGM. 5) Le Agenzie Educative di massa, vale a dire gli apparati dell’Informazione (televisione, quotidiani, riviste,..), dell’intrattenimento e dell’istruzione (scuola dell’infanzia, elementare, media inferiore, media superiore, università, masters,..), strumenti con i quali si plasma l’individuo consumatore, strutturato intorno al flusso infinito di desideri da soddisfare e mediante i quali lo si addestra a considerare la totalità (l’attuale epoca capitalista) come intrascendibile e intrasformabile. 6) L’Alimentazione in quanto imposizione di diete che garantiscono – all’uomo residente nel nord del mondo – da un lato una lunga sopravvivenza biologica e, dall’altro, una predisposizione all’indebolimento psicofisico e all’abbassamento dell’età media delle malattie croniche. 7) La Sanità in quanto sistema atto a creare una planetaria dipendenza della specie umana dai farmaci, dai vaccini e – in particolare – dagli psicofarmaci.

VIII TESI

Il capitalismo è una totalità espressiva non riducibile al solo aspetto economico. Il dominio assoluto che il capitalismo impone all’intero pianeta non può essere decifrato solo attraverso l’analisi economica. L’economia capitalistica, tuttavia, rappresenta la struttura fondante di questa totalità espressiva, che si caratterizza appunto per essere il mondo in cui l’economia si assolutizza in forma teologica (nella forma di un vero e proprio “monoteismo del mercato”). La violenza economica espressa da questa struttura è la più feroce che la Storia umana abbia mai conosciuto, anche in virtù dell’apparente naturalezza delle sue logiche, delle modalità mediate e apparentemente morbide con cui esercita la sua realizzazione e della legalità con la quale essa s’impone all’intero pianeta. I soggetti principali economici che danno vita e linfa al capitalismo – pur con diverse e differenziate responsabilità – sono da intendersi come la Classe Globale dei Dominanti, che non coincide più con la classe della borghesia per come essa si caratterizzava, in quanto classe dominante, nelle prime fasi del Capitalismo. Essi sono i seguenti: 1) Il Sistema bancario globale (banche Centrali e banche commerciali), fulcro dell’Alta Finanza. 2) Le Imprese Multinazionali, in particolar modo le Farmaceutiche, le Agroalimentari e le Petrolifere. 3) I Fondi d’Investimento. 4) Le Stanze di Compensazione Finanziarie. 5) Le Agenzie di Rating. 6) Le Finanziarie, le Assicurazioni, le Grandi Imprese di Servizi. 7) Aziende private. Le Borse Valori sparse in tutto il mondo rappresentano la sintesi degli intrecci economici di tali soggetti che costituiscono quegli interessi rispetto ai quali è da contrapporre radicalmente un pensiero, un immaginario e un’azione che immagini e costruisca un mondo altro e al di là di questo orizzonte capitalista. Non può esservi esistenza autentica del genere umano finché esso è prigioniero della reificazione capitalista.

IX TESI

Gli interessi di ogni banchiere e di ogni capitalista sono quelli di ridurre il pianeta alla dimensione di un mercato totale e di ridurre l’umanità ad un pulviscolo di atomi individualizzati, sradicati, senza cultura e senza capacità di pensare una realtà non mercificata. La dimensione comunitaria tradizionale – connubio tra l’Universalismo dei valori di solidarietà, ascolto e confronto libero tra persone libere con la Specificità identitaria di ogni singola comunità o popolo – è radicalmente incompatibile con gli interessi (legati alla necessaria valorizzazione del capitale) di ogni banchiere e di ogni capitalista, portatori di un cosmopolitismo indifferenziato (oggi esprimentesi in lingua inglese) funzionale alle logiche del profitto e del mercato capitalistico globale. Nella comunità si sostanziano le due nature, quella umana e quella ambientale. Il capitalismo deve distruggerle entrambe, provocando ingiustizie sociali su base planetaria e disastri ecologici a livello globale. Nel suo processo di sviluppo distruttivo – legato tragicamente ad una malintesa idea di progresso, in quanto il progresso dell’epoca capitalista è incompatibile con l’emancipazione umana – il capitalismo è portatore di almeno tre evidenti contraddizioni, per le quali le ideologiche quanto apparenti buone intenzioni iniziali si rovesciano nel loro contrario. 1) La valorizzazione del capitale esige strutturalmente uno sviluppo infinito che richiede risorse infinite, attuandosi però contraddittoriamente in un mondo finito. Mentre l’interno processo tecnoscientifico della valorizzazione è razionale, il processo di sviluppo infinito – in un mondo finito – costituisce, al contrario, la forma più irrazionale che la storia dell’umanità abbia conosciuto. 2) Il capitalismo presenta se stesso come il miglior paradigma per la garanzia di prosperità e benessere per il genere umano. È, invece – nella sua struttura economica -, profondamente fondato sul debito dell’odierna moneta parassita e su alte tassazioni che gravano sul lavoro, sulle piccole imprese e sulle famiglie. 3) Il capitalismo presenta se stesso come sistema che produce ricchezza per il genere umano, attraverso la produzione e l’erogazione di merci e servizi. Complessivamente, però, al netto della propaganda ideologica (il capitalismo è la più volgare ideologia della storia dell’umanità) la ricchezza prodotta è concentrata in una ristrettissima fascia dell’umanità, mentre la grandissima parte di essa progressivamente s’impoverisce e rimane prigioniera del ricatto del debito monetario e di sempre minori protezioni sociali. Il paradosso ulteriore è rappresentato dalla proletarizzazione dei ceti medi, ove i piccoli imprenditori – tecnicamente capitalisti – muoiono di capitalismo. In definitiva, il capitalismo uccide i popoli, le classi subalterne e, in generale, il genere umano.

X TESI

Quest’epoca capitalista è improntata all’alienazione, al parassitismo e allo sfruttamento. È un eterno presente che mira ad annichilire ogni possibilità di futuri alternativi. L’umanità che vive e subisce questa epoca è una coscienza passiva che oscilla tra l’inconsapevolezza delle logiche della forma merce trionfante e la rassegnazione adattiva ad esse. È una coscienza senza volontà, capillarmente pervasa dal dominio e dalla manipolazione organizzata. Per affrancarsi da questo infernale stato di cose è necessaria, al contrario, una Coscienza Attiva. Una Coscienza con Volontà e animata da pathos antiadattivo. Volontà di risvegliare l’elemento della libera prassi trasformatrice (nel senso di Fichte e di Marx, di Gramsci e di Gentile) e porla al centro dell’esistenza. Nel tempo dell’“assenza di patria” (Heidegger) per l’umanità, una rinnovata spiritualità risveglierebbe nell’umanità l’urgenza di un “ritorno a casa”, di una riconciliazione con la propria essenza, con la sua vera e autentica natura. Questa nuova e recuperata soggettività avrebbe il compito di ripristinare – in una nuova dimensione storica – le condizioni basilari per fuoriuscire creativamente dall’attuale epoca capitalistica. Occorre evidenziarne almeno sette. 1) Il ripristino della condizione dello zoon politikon (animale sociale, politico e comunitario) che coniuga la propria libera e creativa individualità in armonia con altre libere individualità nello spazio intersoggettivo della comunità solidale. 2) Il ripristino della Comunità come luogo necessario al raggiungimento dell’armonia tra persone libere, che vivono nel libero confronto e nel quadro di equilibri sociali atti a mantenere la sopravvivenza della comunità stessa, oltre che al raggiungimento dell’armonia dell’uomo con la natura. La ripristinata dimensione locale e comunitaria deve conciliarsi armoniosamente con la giustizia globale di un pianeta che unifichi le differenze e le diverse specificità. Noi immaginiamo l’Italia, le Nazioni delle due sponde del Mediterraneo e l’Europa continentale come federazioni di comunità e Stati liberi dall’influenza dell’attuale imperialismo militare capitalista targato USA. “Comunitarismo cosmopolitico” o “universalismo delle differenze” può essere il nome di questo inedito intreccio tra locale e universale su cui si regge la nostra proposta teorica. Il genere umano è unitario e, insieme, esiste nella pluralità delle culture dei popoli. 3) Promuovere la difesa di un mondo multipolare in cui siano possibili molti mondi: di qui la necessità di appoggiare gli Stati che resistono all’imperialismo USA. 4) Il ripristino del Metron (Misura, Limite) come argine per il mantenimento dell’armonia comunitaria, nel solco della lezione della grecità antica. In quanto ente razionale finito, l’uomo può esistere in forme non alienate solo nella dimensione del finito. 5) Il ripristino della visione dialettica della Storia, in grado di fornire analisi e strumenti per rimettere radicalmente in discussione l’odierno e infernale eterno presente e al contempo in grado di promuovere un’azione politica e una prassi che prospettino un futuro altro e oltre quest’epoca capitalista. Tornare a pensare il presente come storia è il primo passo da compiere per affrancare l’immaginario comune da quella mistica della necessità che assolutizza l’essente elevandolo a destino ineluttabile e a condizione eterna. 6) Il ripristino, sia pure nell’attuale epoca postborghese e postproletaria, della carica progettuale dell’antica coscienza infelice borghese e del suo sogno dell’emancipazione umana dallo stato di alienazione attuale e, al contempo e in fecondo connubio con essa, dell’antica carica agonistica e appassionata degli sfruttati e degli schiavi salariati desiderosi del riconoscimento del proprio stato servile e disumano. Critica glaciale dell’esistente e ricerca di un’ulteriorità nobilitante costituiscono lo sfondo simbolico entro cui inscrivere il progetto di riscatto dell’umanità dalla miseria presente. 7) Il ripristino del Primato della Politica sull’Economia, come garanzia del mantenimento creativo dell’armonia comunitaria attraverso il Metron. L’economia deve sempre essere al servizio della comunità, e non viceversa./p>

XI TESI

Ringiovanire il Mondo per non morire in questa Gabbia d’acciaio e per tornare a vivere un’esistenza autentica, degna delle potenzialità del genere umano! Dobbiamo uscire dalla caverna in cui l’ultimo uomo di questa epoca si è rinchiuso illudendosi che le ombre di cui vive – come il Velo di Maya – siano una realtà immutabile e intrasformabile e ove le catene che lo imprigionano sono intese come un’accettabile normalità. Dobbiamo compiere l’esodo dalla caverna ove gli uomini sono manipolati dall’ideologia capitalistica, adattati alla forma merce e abitanti acritici dell’eterno presente in cui sono colpevolmente responsabili della propria schiavitù. Dobbiamo riscoprire la possibilità come modalità ontologica fondamentale, vuoi anche come momento necessario di fuoriuscita dalla realtà odierna, alienante e sommamente ingiusta. Dobbiamo guardare al futuro reincantando il mondo come luogo di immediata progettualità, come possibilità di un’ulteriorità nobilitante, perché nobile è quella coscienza che ricerca nell’umanità il buono, il giusto e il bello, cioè la Verità come stella polare che orienti ogni comunità all’armonia tra persone libere. I giovani devono promuovere questo reincantamento del mondo e questa rivoluzione epocale perché sono i primi a cui è privato il futuro come luogo di vera progettualità e di genuina creatività. Con loro devono agire – anch’essi da protagonisti – i ceti e gruppi sociali subordinati, sofferenti, umiliati e offesi dal capitale, ridotti a vivere nella precarietà esistenziale e nullificante. Essi sono – nella loro eterogeneità – i lavoratori dipendenti, i liberi professionisti, i piccoli imprenditori, i commercianti, i cooperatori sociali, i negozianti, gli artigiani, le partite iva, gli studenti, i disoccupati, i gruppi di volontariato e i gravi emarginati, oltre che le associazioni e i movimenti che si occupano di tematiche che denuncino anche aspetti parziali della totalità espressiva attuale. La coscienza del popolo così inteso deve coniugare il risveglio e la crescita interiore con la mobilitazione sociale per ricreare la comunità. Il fine è la disalienazione da raggiungersi ripristinando le potenzialità ontologiche insite nella natura umana e soffocate dall’epoca nichilista del capitalismo realizzato. I capisaldi del ringiovanimento del mondo sono lo studio rigoroso, la passione disinteressata, l’amore in quanto dono gratuito e reciprocità e l’azione politica. Questi quattro capisaldi rappresentano la prassi che ridialettizza – che rimette in discussione – il momento speculativo di questo capitalismo assoluto che – in un presente eterno – tutto divora e tutto annulla. Con il necessario presupposto del ripristino del primato della politica sull’economia, la vera democrazia si realizza tramite la partecipazione diretta del popolo attraverso la sinergia di assemblee sovrane di base intersecate da livelli superiori di decisioni comunitarie e federative. Il popolo è sovrano se lo Stato, la Federazione di comunità e le singole comunità hanno contemporaneamente la sovranità monetaria, economica, politica, alimentare, culturale e militare. Il risveglio della coscienza e il sogno dell’utopia sono il ponte rivoluzionario tra l’interiorità rinnovata e la nuova realtà comunitaria, la cui luce irradierà l’aurora di una nuova Era. Non potrà esservi libertà finché vi sarà capitalismo. La sola dicotomia oggi valida, nel tempo dell’identità in atto di destra e sinistra, è quella che contrappone chi accetta l’odierno fanatismo dell’economia e chi lo combatte. Come sapeva Gramsci (Tesi di Lione, 29), si tratta oggi di “raccogliere intorno a sé e guidare tutti gli elementi che per una via o per un’altra sono spinti alla rivolta contro il capitalismo”. Chi lotta contro il capitale in nome dell’emancipazione del genere umano unitariamente inteso è un prezioso alleato nella nostra battaglia volta a ringiovanire il mondo e a riscattarlo dall’insensatezza nichilistica in cui è precipitato.